Bagna i polmoni. Il frammento del solleone.

Un frammento di Alceo, «il frammento del solleone», nella mia traduzione in endecasillabi: il vino, la cicala, un fiore sui prati e Sirio che inaridisce la testa e le ginocchia.

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Bagna i polmoni. Il frammento del solleone.

Ci sono versi che si depositano nella memoria ancor prima che se ne intenda appieno il significato, e vi restano come un enigma luminoso, da interrogare a ogni rilettura. A me questo è accaduto spesso in particolare con i frammenti degli autori classici, che leggevo bambino sui libri di mio nonno, esperto grecista ed egli stesso poeta.

Questo splendido frammento lirico di Alceo lui lo chiamava «il frammento del solleone», con allusione a quel cuore dell’estate in cui il caldo si fa cocente e il cielo sembra immobile.

Τέγγε πλεύμονας οἴνῳ, τὸ γὰρ ἄστρον περιτέλλεται,
ἀ δ’ ὤρα χαλέπα, πάντα δὲ δίψαισ’ ὐπὰ καύματος,
ἄχει δ’ ἐκ πετάλων ἄδεα τέττιξ…
ἄνθει δὲ σκόλυμος, νῦν δὲ γύναικες μιαρώταται
λέπτοι δ’ ἄνδρες, ἐπεὶ κεφάλαν καὶ γόνα Σείριος
ἄσδει

(Alc. 347 Voigt)

Del frammento, che a sua volta rielabora alcuni versi di Esiodo sull’estate, propongo qui una mia libera traduzione metrica, condotta in endecasillabi italiani:

Bagna i polmoni di vino,
ora che l’astro compirà il suo giro
e la stagione diventa più dura
e tutto prende sete per l’arsura.

E dalle fronde stride la cicala
dolce; e lo scolimo è di nuovo in fiore.
Or più procaci si fanno le donne,
languidi gli uomini, poiché già Sirio
ne inaridisce il capo e le ginocchia.

(Trad. Antonio Bronzini, 2026)

Due cose, fin da ragazzo, mi incuriosivano.

La prima era quell’immagine singolare del bagnare «i polmoni» col vino: perché i polmoni, mi domandavo, e non la bocca ovvero lo stomaco? La spiegazione affonda in un’antica credenza di matrice ippocratica, secondo la quale ciò che si beve attinge anche al polmone e lo rinfresca. Fisiologicamente le cose non stanno così, tuttavia l’immagine conserva una sua verità sensibile, giacché chiunque abbia tracannato una bevanda fresca durante l’arsura estiva ha avvertito il propagarsi per il petto quel sollievo diffuso che i Greci affidavano, con felice intuizione, ai polmoni.

La seconda era lo scolimo, che qui ritorna in fiore: per chi non lo conoscesse, esso è il fiore giallo selvatico dei nostri prati, segnacolo dell’estate matura non meno di Sirio, l’astro che già inaridisce il capo e le ginocchia.