Dal décolleté agli alluci
Fra sessuologia, fonti classiche e sociologia della moda, il saggio fissa i confini del feticismo, ripercorre la fortuna erotica del piede da Omero a Freud e si chiede se il dilagare delle foto di piedi sui social sia feticismo di massa o moda virale.
Indagine sul feticismo del piede ai tempi dei social
Qualche sera fa cercavo su Facebook il programma di un convegno scientifico e ho trovato un alluce. Poi un secondo alluce, poi un paio di piedi nudi posati sul bracciolo di un divano, davanti a un televisore acceso; mi sono arreso e il programma del convegno, naturalmente, non l’ho più trovato. Prima di abbandonarmi allo sdegno, però, mi sono imposto un po’ di metodo, come conviene a chi è tentato di dare del pervertito al prossimo. Bisognava capire che cosa fosse davvero una perversione, che cosa fosse un feticcio e se questa marea podalica che sommerge le bacheche avesse a che fare con l’una, con l’altro o con nessuno dei due.
Perversioni, parafilie e altre parole da maneggiare con cura
«Perversione» è parola antica e severa. Viene dal latino pervertere, «rovesciare, stravolgere», e porta con sé l’immagine di un ordine naturale messo a testa in giù; nel lessico della psichiatria ottocentesca ha finito per tenere insieme, senza troppe distinzioni, il peccato, il vizio e la malattia.
Il Novecento ha preferito una parola più neutra, «parafilia», coniata con ogni probabilità dall’etnologo austriaco Friedrich Salomon Krauss agli inizi del secolo e accolta nel 1980 dal manuale diagnostico dell’American Psychiatric Association, il DSM, al posto delle vecchie «deviazioni sessuali». È un conio moderno, assente dai lessici del greco antico; composto di παρά e φιλία, designa un amore che corre “accanto”, a lato della strada maestra, e la preposizione, a differenza del verbo latino, non pronuncia condanne.
Oggi il DSM-5 chiama parafilia qualunque interesse sessuale intenso e persistente che non riguardi la stimolazione genitale o i preliminari con partner umani fenotipicamente normali, fisicamente maturi e consenzienti.1 Più istruttivo è ciò che la parafilia non è. Di per sé non è una vera e propria malattia, ma soltanto la condizione necessaria, e non sufficiente, di un «disturbo parafilico», che si ha quando provoca sofferenza o compromissione a chi la vive, oppure quando la sua soddisfazione ha comportato un danno, o il rischio di un danno, per altri. L’Organizzazione mondiale della sanità è andata oltre, e la sua classificazione delle malattie, l’ICD-11, in vigore dal 2022, ha espunto dall’elenco dei disturbi il feticismo, il travestitismo feticistico e il sadomasochismo, comportamenti consensuali o solitari che non implicano in sé alcun danno, né per chi li pratica né per altri.2
Il confine che conta, per il medico come per il giudice, passa dunque per due domande, cioè se qualcuno soffre e se qualcuno è coinvolto senza averlo scelto. Il resto appartiene alla sterminata geografia dei gusti, dove il moralista vede abissi e il sessuologo, più prosaicamente, statistiche.
Il feticcio, ovvero la cornice che si mangia il quadro
Anche «feticcio» ha una storia istruttiva. Il portoghese feitiço, «sortilegio, amuleto», discende dal latino facticius, «fatto ad arte, artificiale», a sua volta dal verbo facio; i portoghesi chiamarono così gli oggetti di culto incontrati sulle coste dell’Africa occidentale, Charles de Brosses, con Du culte des dieux fétiches (1760), ne ricavò una categoria della storia delle religioni, e fu lo psicologo Alfred Binet, nel 1887, a trasferire la parola dal sacro all’eros.3 Il feticcio resta così un oggetto qualunque, investito di un potere che da solo non possiede.
In sessuologia il feticismo designa un’eccitazione ricorrente e intensa suscitata da oggetti inanimati (una scarpa, un indumento, un tessuto) oppure da una parte del corpo non genitale, investita di un’attenzione tanto specifica da assorbire il desiderio; quest’ultimo caso, un tempo chiamato «parzialismo», il DSM-5 lo ha ricondotto sotto lo stesso tetto. Per parlare di disturbo feticistico occorrono inoltre almeno sei mesi di durata e, soprattutto, una sofferenza o una compromissione clinicamente significative.4
Qui conviene piantare qualche paletto, perché gli equivoci nascono sul confine. Prendiamo un esempio diverso dalle scarpe, le calze velate. A chi piace una donna che le indossa con eleganza, perché slanciano la gamba e con la gamba l’intera figura, piace una donna; le calze fanno da cornice e il quadro resta lei. È estetica, tutt’al più buon gusto, e nessun manuale ha da eccepire. Se invece a turbarlo sono le calze in sé, anche vuote, anche stese ad asciugare sul filo del bucato, allora la cornice si è mangiata il quadro e la donna è diventata un accessorio, quando non un ingombro. Nel primo caso il dettaglio rimanda alla persona, come in una buona sineddoche, pars pro toto; nel secondo il dettaglio basta a sé stesso, e verrebbe da coniare, con licenza dei grammatici, un pars sine toto. Chiamiamolo, per comodità, il test dello stendino.
Fra i due estremi, peraltro, c’è una scala più che un muro. Nel 1969 Paul Gebhard, collaboratore e poi successore di Alfred Kinsey, ne descriveva i gradini: una lieve preferenza per un certo stimolo, poi una preferenza forte, poi la necessità di quello stimolo per eccitarsi, e da ultimo la sua sostituzione al partner in carne e ossa.5 Il feticismo in senso stretto abita gli ultimi gradini; sui primi ci affacciamo un po’ tutti, perché nessuno desidera un’astrazione e ciascuno ha i suoi dettagli prediletti.
Il piede, sovrano dei feticci
Fra tutti i feticci il piede regna sovrano, e non per modo di dire. Uno studio del 2007, firmato fra gli altri dal sessuologo Emmanuele A. Jannini, ha passato al setaccio 381 gruppi di discussione in rete dedicati ai feticismi, frequentati, secondo una stima prudente, da almeno cinquemila persone; i piedi e gli oggetti che ai piedi si associano sono risultati il bersaglio più frequente delle preferenze.6 Il dato va preso con le molle, perché misura la frequenza all’interno di comunità già feticistiche e non la diffusione nella popolazione; la gerarchia, però, è netta. La lingua dotta ha un nome anche per questo, «podofilia», da πούς, ποδός e φιλία; con la o, mi raccomando, perché basta una vocale per finire in tutt’altro e ben più grave territorio.
L’ammirazione per il piede, beninteso, è antichissima e per lo più innocente. Omero chiama Teti ἀργυρόπεζα, «dai piedi d’argento» (o forse, avverte il lessico, «dai sandali d’argento»), e dice καλλίσφυρος, «dalle belle caviglie», Danae ed Ebe;7 Ovidio, più pratico, raccomanda alle lettrici dell’Ars amatoria di nascondere il piede poco grazioso, pes malus in nivea semper celetur aluta, «il piede brutto sia sempre celato in candida pelle».8 In entrambi i casi il piede è un tassello della bellezza femminile, e chi loda il piede loda la donna.
Ancora più istruttiva è una leggenda riferita da Strabone. Mentre la cortigiana Rodopi fa il bagno, un’aquila strappa alla sua ancella uno dei sandali, vola fino a Menfi e lo lascia cadere in grembo al re, che sta amministrando la giustizia all’aperto; il sovrano, colpito dalla forma armoniosa del sandalo (τῷ ῥυθμῷ τοῦ ὑποδήματος, alla lettera «dal ritmo del sandalo») e dalla stranezza dell’accaduto, manda uomini per tutto il paese a cercare la donna che lo calza, la ritrova a Naucrati e la sposa.9 È una Cenerentola ante litteram, e le Cenerentole moderne non fanno che ripeterla; la Zezolla di Giambattista Basile, fuggendo, perde un chianiello, cioè una pianella, ossia una ciabatta, grazie alla quale il re la ritroverà, e la Cendrillon di Perrault perde la sua petite pantoufle de verre.10 In tutte queste storie la calzatura è la strada che conduce alla donna, mai è essa stessa la meta. Un feticista, a Menfi, si sarebbe tenuto il sandalo.
Poi ci sono i casi in cui il piede smette di essere un tassello e diventa il tutto. In Cina la fasciatura dei piedi, praticata per secoli e vietata dalla Repubblica nel 1912, fece del piede femminile un «loto d’oro», oggetto d’arte e di desiderio insieme.11
Quanto alle spiegazioni, la sessuologia ne offre un piccolo campionario. Richard von Krafft-Ebing, autore della Psychopathia sexualis (1886), al quale si deve il termine «masochismo», ricavato dal nome dello scrittore Leopold von Sacher-Masoch, riteneva «altamente probabile» che la maggior parte dei casi di feticismo della scarpa, se non tutti, poggiasse su un desiderio più o meno consapevole di autoumiliazione, e parlava in proposito di «masochismo latente».12 L’immagine dell’amante che sogna di essere calpestato dall’amata ha una sua cupa coerenza; già nel 1906, tuttavia, Havelock Ellis la liquidava con una battuta che non ha perso brio: «supporre che l’ammirazione feticistica di un amante per il piede dell’amata derivi dal desiderio latente di essere preso a calci è irragionevole quanto supporre che un’ammirazione feticistica per la sua mano riveli il desiderio latente di buscarsi un ceffone».13
Sigmund Freud vedeva nel piede un simbolo sessuale antichissimo, attestato già nel mito, e immaginava lo sguardo curioso del bambino che, risalendo dal basso verso i genitali femminili, si arresta al piede o alla scarpa e lì fissa il desiderio.14 Il neuroscienziato Vilayanur S. Ramachandran ha invece ipotizzato un “cortocircuito” anatomico, perché nella mappa del corpo disegnata sulla corteccia somatosensoriale l’area del piede confina con quella dei genitali, e alcuni suoi pazienti amputati avvertivano sensazioni erotiche nel piede fantasma.15 Sono ipotesi suggestive, nessuna dimostrata. Quanto al nesso con il masochismo, oggi non regge come regola; il DSM-5 considera il disturbo feticistico e il disturbo da masochismo sessuale diagnosi distinte, e i due interessi possono incontrarsi, come tanti gusti, senza che l’uno implichi l’altro.
Moda virale o feticismo riemerso?
Veniamo alle bacheche dei social network, dove i piedi, per lo più femminili ma non soltanto, spuntano ormai dappertutto. Viene da chiedersi se siamo davanti a un feticismo di massa, a una podofilia diffusa, o a qualcos’altro.
Le ipotesi sono due. La prima vuole che si tratti di una moda divenuta virale, nella quale chi pubblica imita chi ha pubblicato prima, per quel misto di esibizionismo e di conformismo che regola la vita dei social, e chi guarda imita a sua volta, prima per curiosità e poi per abitudine. La seconda vuole che il feticismo del piede, antico e sempre sommerso, abbia trovato nel mezzo tecnologico il modo di venire a galla e di esprimere apertamente una domanda.
Io propendo per la prima, senza escludere del tutto la seconda. Gabriel Tarde, nel 1890, faceva dell’imitazione la legge fondamentale della vita sociale, e pochi anni dopo Georg Simmel descriveva la moda come un equilibrio instabile fra due bisogni opposti, quello di somigliare agli altri e quello di distinguersene.16 La foto dei piedi li soddisfa entrambi con rara economia, perché chi la scatta fa ciò che fanno tutti e intanto si illude di aver trovato un’inquadratura originale. René Girard avrebbe aggiunto che anche il desiderio di chi guarda è mimetico, poiché desideriamo ciò che vediamo desiderato da altri; un like chiama l’altro, e l’alluce, a forza di essere applaudito, finisce per sembrare applaudibile. Gli algoritmi, che premiano ciò che trattiene lo sguardo, fanno il resto.
Qualcosa della seconda ipotesi, però, resta vero. Il feticismo del piede esisteva prima di Facebook, e la rete gli ha offerto ciò che per secoli gli era mancato, cioè visibilità, comunità e un mercato, come dimostrano i gruppi censiti già nel 2007. I feticisti veri, tuttavia, restano una minoranza e forniscono semmai il lievito; la massa è fatta di persone che pubblicano e guardano per imitazione, senza alcuna particolare inclinazione. Il feticismo è di pochi; la moda è di tutti.
Due elementi mi confortano in questa lettura. Il primo è che l’inquadratura dei piedi davanti al mare era già un genere nell’estate del 2013, quando «Hot Dog Legs», un blog aperto su Tumblr da un canadese, raccoglieva foto di gambe abbronzate che, scattate in soggettiva dal lettino, somigliavano in modo imbarazzante a coppie di würstel, e sfidava i lettori a distinguere le une dagli altri.17 Era un gioco e non ancora un mercato. Il secondo è che in Italia, stando a Google Trends, le ricerche di «vendere foto piedi» restano pressoché assenti fino al 2020 e si impennano fra il 2021 e il 2022.18 Un desiderio millenario non si scopre all’improvviso nel giro di un paio d’anni; una moda sì.
Cinque indizi per un’indagine
Resta da capire perché il piede, e non altro. Vedo almeno cinque ragioni, che agiscono insieme.
1. Una nudità a costo zero
Il piede è una parte del corpo graziosa, al pari della mano; a differenza della mano, però, trascorre gran parte della giornata nascosto nella scarpa. Coperto e di solito sottratto alla vista, finisce per somigliare a una parte pudenda, con il vantaggio decisivo che mostrarlo non fa scandalo. Il piede nudo concede a chi guarda un brivido d’intimità, quello di chi viene ammesso in casa, dove si sta scalzi o in pantofole, senza alcuna trasgressione; è una nudità a costo zero. Ed è insieme la parte più umile del corpo, quella che tocca la polvere (non per nulla, nel Vangelo, lavare i piedi è il gesto del servo, cfr. Gv 13,5); questa ambivalenza fra umiltà e intimità lo rende adattissimo a una seduzione che non vuole sembrare tale.
2. Epidemie e distanze di sicurezza
Secondo alcuni studiosi, il piede diventa più attraente quando il sesso diventa più pericoloso. Nel 1998 lo statunitense A. James Giannini e i suoi collaboratori sostennero che l’erotizzazione del piede femminile cresce in corrispondenza delle grandi epidemie a trasmissione sessuale, e ne cercarono conferma in una rassegna storica e in un conteggio, secondo il quale nell’arco di trent’anni le raffigurazioni del feticismo del piede nella stampa pornografica di largo consumo erano aumentate in modo esponenziale negli anni dell’AIDS.19 Lo studio si dichiarava preliminare e va maneggiato con cautela; l’idea, però, ha una sua logica, e la si può estendere agli anni del Covid, quando il distanziamento ha raffreddato ogni contatto (l’impennata italiana delle ricerche, curiosamente, cade a ridosso di quel periodo). Il piede sta lontano dal viso e dal pube, eppure è contiguo alle gambe; è, per così dire, un erotismo a bassa carica virale, praticabile a debita distanza e, meglio ancora, attraverso uno schermo.
3. Il nihil obstat delle piattaforme
Le regole di Meta vietano di mostrare genitali, primi piani di glutei e capezzoli femminili scoperti, salvo eccezioni come l’allattamento o la protesta;20 i piedi non compaiono in nessuno di quegli elenchi. Il desiderio di guardare, però, somiglia all’acqua, che se trova una via sbarrata ne cerca un’altra, di solito più in basso. Chi ha qualche anno ricorderà che nell’ultimo scorcio del Novecento il nudo femminile campeggiava sulle copertine dei settimanali “seri”; stando al conteggio, tanto puntiglioso quanto irriverente, del settimanale satirico «Cuore», nel solo 1992 «L’Espresso» avrebbe collezionato «244 tette e 100 paia di chiappe», battendo di un’incollatura «Panorama».21 Quelle copertine, oggi, su un social network non passerebbero; il piede, invece, passa con il nihil obstat. Fino a qualche anno fa, pur restando nei limiti della decenza, si poteva mostrare, e ammirare, un décolleté; ora si mostra l’alluce. Per ironia della lingua, décolleté si chiama anche una scarpa, e lo sguardo, sfrattato dal petto, ha seguito la parola fino alle dita dei piedi.
4. Il contagio che piace
Sui social le mode durano poco o molto, ma si propagano sempre per contagio. Basti pensare ai selfie davanti allo specchio del bagno, che fino a pochi anni fa sembravano l’unico ritratto concepibile per un adolescente e oggi, mi pare, sono in declino. Il meccanismo è sempre quello di un formato riconoscibile e facile da replicare, premiato dagli algoritmi perché genera interazioni, in cui ogni imitazione legittima la successiva. La foto dei piedi ha in più il pregio di non richiedere né trucco né parrucco; al massimo, lo smalto.
5. Monetizzare, sì; ma chi compra?
C’è infine il denaro, e qui le cronache degli ultimi anni ne hanno raccontate di ogni colore. Nel 2024 la cantante britannica Lily Allen osservava che un migliaio di abbonati alle foto dei suoi piedi le rendeva più di quasi otto milioni di ascoltatori mensili su Spotify; nello stesso anno una showgirl italiana raccontava di chi le versava duemila euro per la foto di un piede cosparso di schiuma da barba; all’inizio del 2026 «Le Iene» hanno dedicato un servizio al tariffario del settore, che va dai trenta euro di uno scatto con i calzini agli oltre duecento di quelli più elaborati, per tacere dei video.22 Storie simili, in un’economia tutt’altro che florida, accendono inevitabilmente il desiderio di emulazione; le piattaforme dedicate si sono moltiplicate e con esse i truffatori che vi si aggirano.
Quando qualcuno, in rete, domanda perché circolino tante foto di piedi, la risposta più frequente è: «Lo fanno per monetizzare». È una risposta che non risponde. Che qualcuno voglia guadagnare non mi stupisce affatto, mi stupisce ciò che sta a monte, cioè che esista una domanda tale da giustificare l’offerta. Il mercato non vende ciò che nessuno compra, e se c’è chi paga per un piede, l’indagine deve spostarsi, per forza di cose, dal venditore al compratore.
Cronache da una bacheca
Fin qui l’indagine. Poi c’è l’esperienza quotidiana, meno scientifica e assai più esasperante. Scorri la bacheca per cercare i dettagli di un evento o i messaggi di un gruppo, magari con un figlio accanto, o il coniuge, o un conoscente che sbircia lo schermo, e che cosa trovi? Piedi. Provi a difenderti con ogni mezzo: blocchi la persona, la togli dai contatti (non senza dispiacere, perché magari è una brava persona con una passione fotografica mal indirizzata), clicchi con puntiglio su «Non mi interessa». Instagram offre dal 2024 anche una funzione che azzera i contenuti suggeriti, una specie di amnistia algoritmica.23 Nella mia esperienza, tutto inutile o quasi; gli algoritmi, e quelli di Meta in particolare, continuano a proporti piedi in tutte le salse, come un cameriere che non ha capito l’ordinazione.
Il catalogo è ormai codificato. Nel gruppo letterario, il romanzo aperto e i piedi sullo sfondo; nel gruppo di cinema, il televisore acceso e i piedi sul divano; nelle foto delle vacanze, i piedi in primo piano e, oltre l’alluce, un mare che si indovina appena; nella foto del profilo, al posto del volto, i piedi. Havelock Ellis annotava, più di un secolo fa, che «per un marito cinese il piede della moglie è più interessante del volto»;24 oggi, per verificarlo, non serve andare in Cina, basta aprire Facebook.
Ma il guaio vero è un altro. Non si ammira una donna che mostra anche i piedi; si ammirano i piedi senza nemmeno vedere il volto di chi c’è dietro. Il desiderio si sposta dalla persona a una sua parte anatomica disgiunta, secondo lo schema esatto del pars sine toto, e chi pubblica si convince di aver fatto una cosa bella, degna di ammirazione, senza rendersi conto che in altri tempi una foto del genere avrebbe destato l’interesse di due sole categorie professionali, i callisti e i podologi. Lo schema è quello del feticismo; il sentimento, per fortuna, non sempre. A forza di ripetersi, tuttavia, lo schema educa lo sguardo. Dobbiamo rassegnarci a un feticismo universale? Credo di no. Dobbiamo rassegnarci probabilmente alla caricatura universale del desiderio. Temo di sì, almeno finché dura la moda.
Piccolo prontuario per commentatori trattenuti
Tanto vale, a questo punto, dissacrare. Quest’aura di adorazione che circonda il piede va sgonfiata con l’unica arma che non richiede algoritmi, l’ironia. Confesso che davanti a certe foto la tentazione della battuta è forte, ma da un po’ di tempo cerco di non commentare, come facevo prima. Tuttavia affido qui, a beneficio dei lettori , qualche risposta pronta all’uso già sperimentata.
- Sotto il piede in riva al mare: «Bello scatto. Negli anni Ottanta mangiavi anche tu il Piedone?» Per i più giovani: il Piedone della Eldorado era un gelato alla fragola a forma di piede, con tanto di alluce da mangiare.25
- Sotto il piede sul divano, televisore acceso: «Ti prepari per il provino di Piedone lo sbirro?» Qui, per la verità, bisogna aggiornarsi, perché dal film di Steno con Bud Spencer, uscito nel 1973, Sky ha tratto nel 2024 una serie liberamente ispirata, Piedone – Uno sbirro a Napoli, con Salvatore Esposito nei panni dell’erede spirituale del commissario Rizzo.26 Il volto, in quel caso, si vede benissimo, il «piedone» resta solo nel titolo.
- Sotto il piede accanto al romanzo aperto: «Bella lettura. E il tuo alluce che ne pensa del finale?»
- Sotto la foto del profilo: «Ti ho riconosciuto subito. Dal callo sul mignolo.»
- Sotto qualunque piede, per i più audaci: «Il mio podologo chiede se giovedì alle cinque ti va bene.»
Quest’ultima, in fondo, è la più onesta, perché restituisce la foto al suo pubblico naturale. Immagino il giorno in cui il mio podologo aprirà un profilo Instagram; sarà l’uomo più felice del mondo, con centinaia di pazienti in bacheca e nessuna lista d’attesa. I suoi like, del resto, arriveranno sempre accompagnati da un preventivo.
Nel frattempo lancio una proposta per la prossima moda virale, la più trasgressiva di tutte: fotografare il proprio volto. Con gli occhi, il naso, magari un sorriso; e, per i più spregiudicati, con le scarpe ai piedi. Sarebbe una rivoluzione, perché ci costringerebbe alla cosa più scandalosa del nostro tempo, guardarci in faccia.
Note
[1] American Psychiatric Association (2014), capitolo sui disturbi parafilici. La distinzione fra parafilia e disturbo parafilico è una delle novità introdotte dal DSM-5 nel 2013.
[2] L’ICD-11 è stato adottato dall’Assemblea mondiale della sanità il 25 maggio 2019 ed è in vigore dal 1° gennaio 2022 (World Health Organization, 2019). Le ragioni dell’esclusione sono esposte in Krueger et al. (2017): quelle condizioni non sono necessariamente fonte di sofferenza o di compromissione, e mantenerle fra i disturbi avrebbe stigmatizzato chi le pratica senza alcun beneficio clinico o di salute pubblica.
[3] Binet (1887), con il saggio «Le fétichisme dans l’amour». Il latino facticius ricorre, per esempio, in Plinio il Vecchio a proposito del sale prodotto artificialmente (Nat. hist. 31.81).
[4] American Psychiatric Association (2014), capitolo sui disturbi parafilici, voce «Disturbo feticistico», che chiede di specificare se l’interesse riguardi parti del corpo, oggetti inanimati o altro.
[5] Gebhard (1969).
[6] Scorolli et al. (2007). Nell’insieme, le parti del corpo e gli oggetti a esse associati sono risultati le categorie di preferenza più rappresentate (rispettivamente il 33% e il 30%).
[7] Per ἀργυρόπεζα Θέτις si vedano, per esempio, Il. 1.538 e 1.556; per καλλίσφυρος, Il. 14.319 (Danae) e Od. 11.603 (Ebe). Il Liddell-Scott-Jones glossa ἀργυρόπεζα con «silver-footed (or -sandalled)».
[8] Ovidio, Ars am. 3.271; traduzione mia.
[9] Strabone 17.1.33, secondo il quale Saffo chiamava la cortigiana Dorica, mentre altri la dicevano Rodopi. La stessa storia è in Eliano, Var. hist. 13.33, dove il re, Psammetico, ammirata la forma del sandalo e la grazia della sua fattura («τοῦ ὑποδήματος τὸν ῥυθμὸν καὶ τῆς ἐργασίας αὐτοῦ τὴν χάριν»), fa cercare per tutto l’Egitto la donna a cui appartiene e la prende in moglie.
[10] Basile, «La gatta Cenerentola» (Lo cunto de li cunti, I, 6): «le cascaie no chianiello». Michele Rak glossa chianiello come «pianella», una soprascarpa dai tacchi altissimi di legno o di sughero, di moda nel Seicento (Basile, 1634-1636/1986). Per Perrault, «Cendrillon ou la petite pantoufle de verre», in Perrault (1697).
[11] Lee & Tung (2016); Encyclopaedia Britannica (s.d.). La più antica testimonianza scritta, del XII secolo, fa risalire la pratica alla corte di Li Yu, ultimo sovrano dei Tang meridionali (X secolo); il decreto di Sun Yat-sen del 1912 divenne legge soltanto nel 1932, e la pratica sopravvisse fin verso la metà del Novecento.
[12] Krafft-Ebing, citato da Ellis (1906), che si rifà alla traduzione inglese della decima edizione della Psychopathia sexualis; traduzione mia. Il termine «masochismo» entra nell’uso clinico nel 1890, con le Neue Forschungen auf dem Gebiet der Psychopathia sexualis.
[13] Ellis (1906), sezione II; traduzione mia.
[14] Freud (1905), primo saggio, paragrafo sul feticismo. L’immagine dello sguardo che risale dal basso compare in una nota aggiunta ai Tre saggi nel 1915 e ritorna nel saggio «Feticismo» (Freud, 1927/1961); una nota del 1910 legava invece il feticismo del piede al piacere olfattivo.
[15] Ramachandran & Blakeslee (1998/1999).
[16] Tarde (1890/2012); Simmel (2020). Per il desiderio mimetico, Girard (1961).
[17] Know Your Meme (s.d.). Il blog fu aperto nel luglio 2013 e divenne virale nell’agosto successivo.
[18] Google Trends (s.d.), consultazione del 16 settembre 2026. I valori sono relativi e misurano l’interesse nel tempo, non il numero assoluto delle ricerche; il massimo si registra nel giugno 2022.
[19] Giannini et al. (1998).
[20] Meta (2025a). Le norme sull’adescamento sessuale vietano invece l’offerta e la richiesta esplicita di prestazioni o incontri a sfondo feticistico, non le immagini di piedi in quanto tali (Meta, 2025b).
[21] Cundari (2015), che riprende il racconto di Andrea Aloi, fondatore di «Cuore», nel volume Non avrai altro Cuore all’infuori di me.
[22] Scorsonelli (2024); Figini (2024), che riprende un’intervista di Antonella Mosetti al settimanale «Oggi»; Redazione 105 (2026). Sulle truffe ai danni di chi vende foto di piedi si veda, per esempio, Gila Herald (2024).
[23] Meta (2024).
[24] Ellis (1906), sezione II; traduzione mia.
[25] Becchi (2024).
[26] Sky TG24 (2024). La serie ha debuttato il 2 dicembre 2024 su Sky Cinema Uno e in streaming su NOW.
Bibliografia
Fonti antiche
- Eliano, Varia historia, ed. R. Hercher, Leipzig: Teubner, 1866.
- Omero, Iliade, edd. D. B. Monro & T. W. Allen; Odissea, ed. T. W. Allen. Oxford: Oxford University Press, 1919-1920.
- Ovidio, Ars amatoria, ed. R. Ehwald, Leipzig: Teubner, 1907.
- Strabone, Geografia, ed. A. Meineke, Leipzig: Teubner, 1877.
Studi
- American Psychiatric Association. (2014). DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (M. Biondi, a cura di). Milano: Raffaello Cortina. (Opera originale pubblicata nel 2013)
- Basile, G. (1986). Lo cunto de li cunti (M. Rak, a cura di). Milano: Garzanti. (Opera originale pubblicata nel 1634-1636)
- Binet, A. (1887). Le fétichisme dans l’amour. Revue philosophique de la France et de l’étranger, 24, 143–167, 252–274.
- Ellis, H. (1906). Studies in the psychology of sex: Vol. 5. Erotic symbolism; The mechanism of detumescence; The psychic state in pregnancy. Philadelphia: F. A. Davis.
- Freud, S. (1905). Drei Abhandlungen zur Sexualtheorie. Leipzig-Wien: Deuticke.
- Freud, S. (1961). Fetishism. In J. Strachey (a cura di), The standard edition of the complete psychological works of Sigmund Freud (Vol. 21, pp. 147–157). London: Hogarth Press. (Opera originale pubblicata nel 1927)
- Gebhard, P. H. (1969). Fetishism and sadomasochism. In J. H. Masserman (a cura di), Dynamics of deviant sexuality (pp. 71–80). New York: Grune & Stratton.
- Giannini, A. J., Slaby, A. E., Colapietro, G., Melemis, S. M., & Bowman, R. K. (1998). Sexualization of the female foot as a response to sexually transmitted epidemics: A preliminary study. Psychological Reports, 83(2), 491–498.
- Girard, R. (1961). Mensonge romantique et vérité romanesque. Paris: Grasset. [Trad. it. Menzogna romantica e verità romanzesca. Milano: Bompiani]
- Krafft-Ebing, R. von. (1886). Psychopathia sexualis. Eine klinisch-forensische Studie. Stuttgart: Enke.
- Krueger, R. B., Reed, G. M., First, M. B., Marais, A., Kismodi, E., & Briken, P. (2017). Proposals for paraphilic disorders in the International Classification of Diseases and Related Health Problems, Eleventh Revision (ICD-11). Archives of Sexual Behavior, 46(5), 1529–1545.
- Perrault, C. (1697). Histoires ou contes du temps passé, avec des moralitez. Paris: Claude Barbin.
- Ramachandran, V. S., & Blakeslee, S. (1999). La donna che morì dal ridere (L. Serra, trad.). Milano: Mondadori. (Opera originale pubblicata nel 1998)
- Scorolli, C., Ghirlanda, S., Enquist, M., Zattoni, S., & Jannini, E. A. (2007). Relative prevalence of different fetishes. International Journal of Impotence Research, 19(4), 432–437.
- Simmel, G. (2020). La moda (L. Perucchi, a cura di). Milano: SE.
- Tarde, G. (2012). Le leggi dell’imitazione (F. Domenicali, a cura di). Torino: Rosenberg & Sellier. (Opera originale pubblicata nel 1890)
Fonti in rete (consultate il 16 settembre 2026)
- Becchi, M. (2024, 22 agosto). I gelati anni Ottanta e Novanta che non possiamo dimenticare. Gambero Rosso. https://www.gamberorosso.it/attualita/gelati-anni-ottanta-novanta/
- Cundari, F. (2015, 12 novembre). Dove sono finite le donne nude di una volta [già in «l’Unità», 7 novembre 2015]. https://francescocundari.com/2015/11/12/dove-sono-finite-le-donne-nude-di-una-volta/
- Encyclopaedia Britannica. (s.d.). Footbinding. https://www.britannica.com/science/footbinding
- Figini, N. (2024, 4 gennaio). Antonella Mosetti rivela: «Duemila euro per la foto dei miei piedi su OnlyFans». Novella 2000. https://www.novella2000.it/antonella-mosetti-duemila-euro-foto-miei-piedi-onlyfans/
- Gila Herald. (2024, 18 settembre). Woman scammed while selling feet pictures online. https://gilaherald.com/woman-scammed-while-selling-feet-pictures-online/
- Google Trends. (s.d.). Vendere foto piedi [Italia, dal 2004 a oggi]. https://trends.google.com/trends/explore?date=all&geo=IT&q=vendere%20foto%20piedi
- Know Your Meme. (s.d.). Hot Dog Legs. https://knowyourmeme.com/memes/hot-dog-legs
- Lee, C., & Tung, Y. (2016). The “golden lotuses”: Bound feet. Hong Kong Medical Journal. https://www.hkmj.org/abstracts/v22n1/90.htm
- Meta. (2024, 19 novembre). Reshape your Instagram with a recommendations reset. https://about.fb.com/news/2024/11/introducing-recommendations-reset-instagram/
- Meta. (2025a). Adult nudity and sexual activity. Transparency Center. https://transparency.meta.com/policies/community-standards/adult-nudity-sexual-activity/
- Meta. (2025b). Adult sexual solicitation and sexually explicit language. Transparency Center. https://transparency.meta.com/policies/community-standards/sexual-solicitation/
- Redazione 105. (2026, 2 febbraio). Quanto valgono le foto di piedi online? Il servizio di «Le Iene». 105.net. https://www.105.net/quanto-valgono-le-foto-di-piedi-online-il-servizio-di-le-iene/
- Scorsonelli, G. (2024, 26 ottobre). «Guadagno più con le foto dei miei piedi su OnlyFans che con la mia musica su Spotify»: la confessione di Lily Allen. Il Fatto Quotidiano. https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/10/26/guadagno-piu-con-le-foto-dei-miei-piedi-su-onlyfans-che-con-la-mia-musica-su-spotify-la-confessione-di-lily-allen/7744704/
- Sky TG24. (2024, 27 novembre). Piedone – Uno sbirro a Napoli, la nuova produzione Sky Original con Salvatore Esposito. https://tg24.sky.it/spettacolo/cinema/2024/11/27/piedone-lo-sbirro-napoli-serie-tv
- World Health Organization. (2019, 25 maggio). World Health Assembly update, 25 May 2019. https://www.who.int/news/item/25-05-2019-world-health-assembly-update